Violenza che ferisce e uccide (di Salvatore Cipressa)
Stiamo vivendo tempi difficili, segnati da una proliferazione sempre più consistente di guerre, conflitti, violenza, che destabilizzano l’assetto geopolitico mondiale e sovvertono profondamente la vita delle persone a tutti i livelli. Queste situazioni di violenza diffusa e gratuita sono un grave attentato al bene delle persone e della loro salute. Infatti, alla luce di una visione olistica della persona e della sua salute, che considera la persona, come una totalità unificata, costituita dalla dimensione fisica, psichica, spirituale e relazionata con se stessa, con gli altri, con il mondo, con Dio, è possibile individuare i danni che la violenza produce sulla e nella vita delle persone perché fa saltare tutti gli equilibri e genera profondi sconvolgimenti a livello personale, sociale, economico, ambientale. Infatti, se la salute è un equilibrio dinamico psicofisico, spirituale e sociale della persona, un equilibrio tra la persona e l’ambiente sociale ed ecologico, questo equilibrio viene inevitabilmente alterato e compromesso dall’uso della forza e della violenza.
La violenza della guerra
Le diverse forme di violenza costituiscono una seria minaccia alla vita e alla salute delle persone, alla bellezza del creato e del patrimonio umano e culturale. La violenza fa regredire l’uomo a livelli primordiali, abbassando il livello di umanità.
Sigmund Freud tratteggia, con poche pennellate, i disastri causati dalla violenza della guerra che «infrange tutte le barriere riconosciute in tempo di pace e costituenti quello che si diceva il diritto delle genti, disconosce le prerogative del ferito e del medico, non distingue tra popolazione combattente e popolazione pacifica, viola il diritto di proprietà. Abbatte quanto trova sulla strada con una rabbia cieca e come se dopo di essa non dovesse più esservi avvenire e pace fra gli uomini. Spezza tutti i legami di comunità che possono ancora sussistere fra i popoli in lotta e minaccia di lasciar dietro di sé un tale rancore da rendere impossibile per molti anni una loro ricostituzione».
La guerra è una grave violazione della dignità umana, una sconfitta dell’umanità, un moltiplicatore di violenza di ogni specie, fisica, psichica, spirituale, sessuale, economica, e così via.
A tale proposito, la Dichiarazione Dignitas infinita afferma: «Con la sua scia di distruzione e dolore, la guerra attacca la dignità umana a breve e a lungo termine: “pur riaffermando il diritto inalienabile alla legittima difesa, nonché la responsabilità di proteggere coloro la cui esistenza è minacciata, dobbiamo ammettere che la guerra è sempre una ‘sconfitta dell’umanità’. Nessuna guerra vale le lacrime di una madre che ha visto suo figlio mutilato o morto; nessuna guerra vale la perdita della vita, fosse anche di una sola persona umana, essere sacro, creato a immagine e somiglianza del Creatore; nessuna guerra vale l’avvelenamento della nostra Casa Comune; e nessuna guerra vale la disperazione di quanti sono costretti a lasciare la loro patria e vengono privati, da un momento all’altro, della loro casa e di tutti i legami familiari, amicali, sociali e culturali che sono stati costruiti, a volte attraverso generazioni”.Tutte le guerre, per il solo fatto di contraddire la dignità umana, sono “conflitti che non risolveranno i problemi, ma li aumenteranno”» (n. 38).
In tempo di guerra, si moltiplicano enormemente le diverse forme di violenze specialmente nei confronti delle donne, dei bambini, degli anziani. Queste forme di violenza sono una grave violazione dei diritti umani fondamentali e costituiscono una problema di salute pubblica. La violenza contro le donne, poi, può sfociare in femminicidio, inteso come omicidio nel quale la persona di genere femminile diventa il motivo del delitto.
La pace, prerequisito fondamentale della salute
La violenza della guerra, quindi, ferisce e uccide non solo le persone ma anche la loro salute perché espone le popolazioni a numerosi fattori di rischio che danneggiano il prezioso bene della vita e della salute.
La Carta di Ottawa per la promozione della salute (21 novembre 1986) indica come primo prerequisito fondamentale per la salute la pace. Successivamente seguono «l’abitazione, l’istruzione, il cibo, un reddito, un ecosistema stabile, le risorse sostenibili, la giustizia sociale e l’equità». Tutti questi prerequisiti fondamentali vengono distrutti dalla violenza della guerra.
Per umanizzare e migliorare questo nostro mondo c’è bisogno di una ecologia dello spirito, nel senso di una purificazione delle intenzioni del cuore che deve orientarsi non verso la violenza, la guerra, ma verso la pace che, come ci ricorda il concilio Vaticano II nella Costituzione pastorale Gaudium et spes al n. 78, «non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi al solo rendere stabile l’equilibrio delle forze contrastanti, né è effetto di una dispotica dominazione, ma essa viene con tutta esattezza definita “opera della giustizia” (Is 32,17)». La pace è opera della giustizia perché si fonda sulla giustizia. «Giustizia e pace si baceranno» (Salmo 85, 11). Giustizia e pace si coniugano insieme e sono sempre in relazione. Infatti Giovanni Paolo II afferma: «La giustizia cammina con la pace e sta con essa in relazione costante e dinamica. Giustizia e pace mirano al bene di ciascuno e di tutti, per questo esigono ordine e verità. Quando una è minacciata, entrambe vacillano; quando si offende la giustizia, si mette a repentaglio anche la pace. Esiste una stretta relazione tra la giustizia di ciascuno e la pace di tutti». La vera pace è frutto della giustizia. Infatti, «praticare la giustizia darà pace, onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre» (Is 32,17).
«L’umanità non potrà portare a compimento l’opera che l’attende, di costruire cioè un mondo veramente più umano per tutti gli uomini e su tutta la terra, se gli uomini non si volgeranno tutti con animo rinnovato alla vera pace» (Gaudium et spes, n. 77). «Pace, come afferma il teologo Jürgen Moltmann, è assenza di violenza, di sofferenza e d’ingiustizia, è presenza di giustizia, di libertà e di una vita vissuta in comunione con Dio, con gli uomini e con la natura, in una parola, è shalom. Mettersi a servizio della pace qui significa opporsi alla violenza ed alla guerra, ma ancor di più, favorire la vita e promuovere la giustizia». La vera pace è frutto della giustizia e dell’amore.
Per camminare sulla via della pace occorre riconoscere il valore fondamentale e inestimabile della vita umana e, al tempo stesso, promuovere la giustizia, la solidarietà, la fraternità, la comunione, la fiducia reciproca.