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La verità

Se dipanassi storie

sarei una “Regina”.

Al posto di sillabare vergogna

instillerei piacere …

E se non avessi sogni,

tutto quel terreno

dissodato e disperso

sarebbe ora un regno di potere.

Se le stelle non avessero bruciato

la loro cocaina in me

adesso emanerei

fiori rilucenti di nobili intensità

non da celare.

E se fossi rimasta solo

nel corpo di me stessa

il canto dell’anima

non si sarebbe risvegliato

per suggerire tutta la bellezza

che contiene il mondo

nel “proprio mondo”.

Lara Carrozzo

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Non oscuratemi

Non oscuratemi, vi prego!

Non intaccate l’estasi

appesa ad un filo …

nonostante l’iterarsi

e l’iterarsi del mio canto.

Non oscuratemi il tempo

non oscuratemi il cielo

non oscuratemi il sole.

Non oscuratemi la rivoluzione!

Parole più intense di queste

non ne ho mai scritte

ma illuminano il boato inerme del silenzio

senza società e comunione.

Non oscuratemi la bontà

non oscuratemi la gioia.

Soprattutto, non oscuratemi la giustizia!

Ho fame! Tanta fame!

Una fame africana e implacabile

per questo

non oscuratemi la terra

mirabilmente feconda.

Non oscurate la mia identità …

Un grido volontario e precario

sta per esplodere

il pianto fecondo del mondo!

E voi …non oscuratelo.

Lara Carrozzo

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REDDITO DI LIBERTÀ PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA:

NON UNA SOLUZIONE MA UN BUON INIZIO (di Lara Carrozzo)

Viste le statistiche ancora poco confortanti sulle donne vittime di violenza in Italia e nel mondo e vista la mancanza di informazione sana su tali tematiche, mi è sembrato opportuno pubblicare un articolo che riguardasse un elemento compensativo base per dare uno spiraglio di luce a chi si trova imprigionato in una vita non voluta, perché contrattualizzata in un rapporto di coppia trasformatosi, dopo il matrimonio, in una spirale di violenza fisica e spesso anche sessuale. Il progetto Rete d’Azione femminile e maschile (per dire no alla violenza sulle donne) dal 2019 è attivo per sensibilizzare e dare corretta informazione laddove i mezzi della comunicazione sociale, i cosiddetti mass media, spesso danno un insano spettacolo in questo senso, come se la vita delle persone fosse un film romanzato sul quale produrre audience.

Ma, la violenza non è uno spettacolo e le statistiche parlano chiaro:

sono 88 le persone uccise in Italia tra gennaio, febbraio, marzo e aprile 2024, con un calo del 25,4% rispetto al primo quadrimestre 2023, quando le vittime furono 118, ma questo non ci conforta abbastanza, ancora è un miraggio lontano la risoluzione di questo problema umano e sociale. Nel mondo ogni anno vengono uccise circa 45 mila donne, 5 ogni ora. Nella maggior parte dei casi l’autore è un membro della loro famiglia. In Italia, nel 2023, sono state uccise 106 donne, una ogni tre giorni. Il dato del ministero degli Interni è aggiornato al 19 novembre e comprende anche Giulia Cecchettin, per il cui femminicidio è stato accusato Filippo Turetta, l’ex fidanzato. Nel mondo 1 donna su 3 ha subito violenza sessuale o fisica almeno una volta nella vita e l’86% vive in Paesi in cui non c’è protezione legale contro la violenza (dati UN Women). In Italia sono quasi 7 milioni le donne tra 16 e 70 anni che hanno subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale nella loro vita (dati Istat) e, nel 2022, sono state più di 20 mila quelle che si sono rivolte a un centro antiviolenza (dati Rete Dire – Donne in rete contro la violenza) e oltre 30 mila le chiamate all’1522, il numero antiviolenza e stalking.

Ma che cos’è il reddito di libertà? Come funziona?

Il reddito di libertà (RdL) mette a disposizione un aiuto economico di 400 euro al mese al massimo per un anno, ed è rivolto a donne vittime di violenza e in difficoltà. Già attivo nel 2023, secondo le ultime notizie, è stato confermato anche dalla Legge di Bilancio 2024. La domanda per ottenere il reddito di libertà deve essere presentata all’Inps e il sussidio viene erogato dalle Regioni e dalle Province autonome con risorse sia statali che proprie.
Il reddito di libertà è un sussidio economico mensile riconosciuto per massimo un anno alle donne vittime di violenza istituito per garantire e favorire l’indipendenza economica, l’emancipazione e dei percorsi di autonomia per le donne vittime di violenza che si trovano in condizioni di povertà. Il reddito di libertà può essere richiesto dalle donne vittime di violenza, sole o con figli minori a carico, già seguite dai centri anti violenza riconosciuti dalle Regioni e dai servizi sociali locali. Le destinatarie devono poi rispettare i seguenti requisiti: essere residenti nel territorio italiano; essere cittadine italiane o comunitarie o, in caso di cittadine di Stato extracomunitario, in possesso di regolare permesso di soggiorno; aver intrapreso un percorso di fuoriuscita della violenza presso i centri antiviolenza riconosciuti dalle Regioni e dai servizi sociali;

trovarsi in una particolare condizione di povertà e di vulnerabilità, nonché di “urgenza e di bisogno” che deve essere dichiarata e certificata dal servizio sociale professionale di riferimento territoriale che si sta occupando della donna interessata. Il Reddito di libertà viene pagato ogni mese ai beneficiari tramite le Regioni dopo l’ok dell’Inps, ma l’erogazione avviene solo fino a esaurimento delle risorse disponibili. Nel 2023 i fondi statali messi a disposizione si sono esauriti molto presto ma, alcune Regioni ne hanno messi a disposizione altri. Il reddito di libertà può essere riconosciuto una sola volta direttamente dall’Inps, per le interessate, per un importo di 400 euro su base mensile per un massimo di 12 mesi, è riconosciuto ed erogato con lo scopo di coprire le spese e per assicurare alle donne vittime di violenza e in difficoltà economiche il raggiungimento dei seguenti obiettivi: l’autonomia abitativa; un percorso scolastico e formativo per i figli o le figlie minori; l’acquisizione di un’autonomia personale a seguito di episodi di violenza. I fondi saranno erogati agli enti locali, ovvero i Comuni per conto delle singole Regioni. Il reddito di libertà non può certamente rappresentare una soluzione al problema della violenza, ma può essere un buon inizio, un piccola luce che può filtrare nel cuore e nella mente di quelle donne che possono finalmente maturare la speranza di rimettersi in gioco, di riprendere la loro vita, e così tra la protezione delle sempre più numerose case di rifugio e un empowerment lavorativo adeguato si può attuare una piccola rivoluzione sociale e restituire diritti e dignità a chi ha subito, perché ricordiamoci che la violenza fisica è quasi sempre violenza economica, per cui se non si offrono entrambi i supporti per uscire dal tunnel, non ha nemmeno senso cominciare. D’altronde come ci insegna papa Giovanni Paolo II: “La violenza è una menzogna, poiché è contraria alla verità della nostra fede, alla verità della nostra umanità. La violenza distrugge ciò che sostiene di difendere: la dignità, la vita, la libertà degli esseri umani”. Lasciamoci abbracciare dalle sue parole e accendiamo una candela di speranza nel cuore di ogni donna ferita.

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AIUTAMI AD AMARE GIUDA (di Salvatore Cipressa)

Signore Gesù, tu sei grande nell’amore.

Nessuno riesce ad amare come hai amato tu.

Aiutami ad amare!

Tu hai amato Giuda, il traditore,

l’hai chiamato amico, pur sapendo che ti era nemico,

gli hai lavato i piedi, rendendoti schiavo per amore,

hai intinto nel piatto il boccone per lui, considerandolo ospite d’onore,

lo hai guardato con amore e benevolenza, sapendo che ti tradiva.

Aiuta anche me ad amare Giuda,

che non mi ha tolto la vita come a te,

ma ha ferito la mia dignità,

non mi ha massacrato alla colonna con i flagelli come a te,

ma mi ha solo procurato qualche ferita,

non mi ha fatto trasportare sul Golgota una croce pesantissima,

che raccoglieva tutte le croci dell’umanità,

ma mi ha fatto solo trasportare la mia piccola croce.

Signore Gesù, aiutami ad amare Giuda,

il mio piccolo e insignificante Giuda.

Aiutami!

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Claudia se potessi

Claudia, se potessi

vivificare l’udienza estrema

della notte,

alzerei le dita

al margine del cielo

e chiamerei il vegliardo

per interpretare il canto celato

delle tue palpebre incantate

dalle meraviglie dell’eccelso.

Claudia, se potessi

l’agonia del vento

(la sentirei la musica),

nei tuoi corvini capelli

avrebbe l’oro dell’Africa

e le “nostre” presuntuose

convinzioni

strappate sarebbero

a quel male

che squarcia la matematica

della non parola non vita

non … poesia …

Claudia! Se potessi!

Lara Carrozzo

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La non violenza come metafora del dono di sé. (Il dono come scelta razionale in contrapposizione alla violenza) di Lara Carrozzo

L’itinerario più elementare da compiere nella nostra vita, e che maggiormente ci troviamo ad esercitare senza rendercene conto è quello della violenza, perché è insita nell’essere umano, è un istinto primordiale che ci rende manifesti al mondo nella nostra carnalità, molto distante dalla capacità di donare se stessi nella carità, nell’amore infinitamente tenero. «La carità è la virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso, e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio» (Catechismo Chiesa Cattolica, 1822); essa «ha come frutti la gioia, la pace e la misericordia; esige la generosità e la correzione fraterna; è benevolenza, suscita la reciprocità, si dimostra sempre disinteressata e benefica, è amicizia e comunione». «Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio  rimane in lui» (1 Gv 4, 16). Donare però, è una scelta razionale, ed è da qui che può rinascere il concetto di non violenza. Di non violenza si è parlato tanto, il principio venne teorizzato formalmente negli anni Venti del Novecento dal Mahatma Gandhi e applicato dal movimento anticoloniale indiano, che lo ricollegava al principio di origine induista e buddhista dell’ ahimṣā, ed ebbe un peso notevole per il successo del movimento indipendentistico indiano. All’esempio di Gandhi si sono richiamati esplicitamente Martin Luther King e diversi movimenti pacifisti, ecologisti e per i diritti civili, soprattutto a partire dagli anni Sessanta.  Gandhi, in particolare, sottolineava come “La religione della non violenza non è fatta solo per i Rishi (saggi) e i santi” e “La dignità dell’uomo esige ubbidienza a una legge più alta, alla forza dello spirito…”

La non violenza si definisce, quindi, come valore, come prassi e come scopo. È una scelta etica, che si traduce in azioni e comportamenti finalizzati al raggiungimento di obiettivi di giustizia sociale.

Ho deciso di scrivere questo articolo, perché nella società attuale non riscontriamo quella reale giustizia che dovrebbe andare  nella direzione di chi soffre: le donne e gli uomini che hanno subito violenza,  ma anche i bambini, gli anziani, i disabili. Il mio vuole essere un messaggio di luce! Che possa avere una funzione di cooperazione nell’azione sociale, ecco perché è importante trattare questa tematica della non violenza da diverse angolazioni, mettendo in campo differenti scienze. Da sempre, crediamo nella forza e nella necessità di seminare insieme sui temi della non violenza, della giustizia, della solidarietà, della pace, perché l’individualismo è un morbo oscuro che sta distruggendo una società che quasi ci scandalizza nella sua freddezza, ostilità, narcisismo esasperato, ma, specialmente, nell’incapacità di essere per l’altro, lì dove lo smarrimento e la perdita dell’identità si manifestano invece nell’essere secondo l’altro. È questo desiderio di mimesi che ha estirpato il concetto di origine e quindi di identità nell’uomo e nella donna.Le situazioni di violenza oggi, sono ormai innumerevoli, diventa difficile fare dei calcoli precisi, perché assistiamo ad un imperante dilagare di  brutalità, cinismo, uccisioni ingiustificate di donne, che prima vengono isolate socialmente ed economicamente, e infine violentate e uccise. Questi i più ricorrenti titoli di cronaca sui giornali:

“Ogni 2 giorni in Italia una donna viene uccisa dal compagno”.
    “Pugni e bastonate alla moglie davanti alla figlia”
    “Pestata dall’ex compagno, in ospedale lancia un appello:

ho il terrore che ritorni”.

“Pedina e accoltella alla mano l’ex compagna”.

“L’ex l’aggredisce davanti a casa: ti sfregerò con l’acido”.

Tutte queste frasi, ci riportano certamente ed una logica di dolore, sofferenza, morte, e sono in contrapposizione ad una logica di dono, di luce. Ecco perché il concetto di non violenza diviene metafora del dono di sé all’altro. Il vero dono non vuole la reciprocità,  il donare non può essere sottoposto alla speranza della restituzione, di un obbligo che da esso nasce, ma invia una chiamata, accende una responsabilità, stimola il legame sociale. Il debito dell’amore regge la logica del dono nella quale è proprio il carattere della gratuità. Ma, davanti all’oscurità del dolore e della sofferenza di  milioni di uomini e di donne, e della difficoltà  della lotta contro la violenza, ciò che conta è chiedere a Dio di salvarci dalle onde pericolose, liberarci dalla paura che ci immobilizza e, incorporando la logica del dono, evitare altre croci. Liberare l’altro è compito dell’amore. Bisogna togliere, e non aggiungere chiodi; agevolare l’amato affinché possa volare senza mai sentirsi incatenato. Liberare l’amato affinché possa essere sempre nella scelta. Chi libera l’altro viene dall’amore ed è libero di amare in modo plurale, senza possedere nulla e nessuno; chi trattiene è schiavo di se stesso e vive lontano dall’amore, vive chiuso nel proprio inferno. La libertà consiste in questo: in amare senza cercare un vantaggio, senza chiedere di essere amato come fosse un diritto. Questa è la libertà che manifesta l’impronta dell’oblatività che speriamo possa rappresentare una nuova strada per il nostro futuro.