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Perché il cielo (di Lara Carrozzo)

Dopo questo tempo

in cui t’avrei sbranato d’amore

rimani come inserto nel mio canto

a muovere e a commuovere

il mio cielo decantato

all’ombra di un sogno diverso,

di un chiaro-scuro inimmaginabile.

Rimani come contatto etereo

che non ha necessità di fuggire

perché il dramma di questa esistenza

è la carne, che fa la differenza.

Anelito di petalo delicato…

quasi mi viene di morire

per poterti stare accanto,

perché il CIELO…

il cielo è il visagista della mia anima

e il mondo non sa quanto può amare

non un cuore, ma l’anima

di chi sanguina ogni giorno

nell’attesa di una goccia di rugiada

annaffiata dalla luce di Cristo!

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Violenza che ferisce e uccide (di Salvatore Cipressa)

Stiamo vivendo tempi difficili, segnati da una proliferazione sempre più consistente di guerre, conflitti, violenza, che destabilizzano l’assetto geopolitico mondiale e sovvertono profondamente la vita delle persone a tutti i livelli. Queste situazioni di violenza diffusa e gratuita sono un grave attentato al bene delle persone e della loro salute. Infatti, alla luce di una visione olistica della persona e della sua salute, che considera la persona, come una totalità unificata, costituita dalla dimensione fisica, psichica, spirituale e relazionata con se stessa, con gli altri, con il mondo, con Dio, è possibile individuare i danni che la violenza produce sulla e nella vita delle persone perché fa saltare tutti gli equilibri e genera profondi sconvolgimenti a livello personale, sociale, economico, ambientale. Infatti, se la salute è un equilibrio dinamico psicofisico, spirituale e sociale della persona, un equilibrio tra la persona e l’ambiente sociale ed ecologico, questo equilibrio viene inevitabilmente alterato e compromesso dall’uso della forza e della violenza.

La violenza della guerra

Le diverse forme di violenza costituiscono una seria minaccia alla vita e alla salute delle persone, alla bellezza del creato e del patrimonio umano e culturale. La violenza fa regredire l’uomo a livelli primordiali, abbassando il livello di umanità.

Sigmund Freud tratteggia, con poche pennellate, i disastri causati dalla violenza della guerra che «infrange tutte le barriere riconosciute in tempo di pace e costituenti quello che si diceva il diritto delle genti, disconosce le prerogative del ferito e del medico, non distingue tra popolazione combattente e popolazione pacifica, viola il diritto di proprietà. Abbatte quanto trova sulla strada con una rabbia cieca e come se dopo di essa non dovesse più esservi avvenire e pace fra gli uomini. Spezza tutti i legami di comunità che possono ancora sussistere fra i popoli in lotta e minaccia di lasciar dietro di sé un tale rancore da rendere impossibile per molti anni una loro ricostituzione».

La guerra è una grave violazione della dignità umana, una sconfitta dell’umanità, un moltiplicatore di violenza di ogni specie, fisica, psichica, spirituale, sessuale, economica, e così via.

A tale proposito, la Dichiarazione Dignitas infinita afferma: «Con la sua scia di distruzione e dolore, la guerra attacca la dignità umana a breve e a lungo termine: “pur riaffermando il diritto inalienabile alla legittima difesa, nonché la responsabilità di proteggere coloro la cui esistenza è minacciata, dobbiamo ammettere che la guerra è sempre una ‘sconfitta dell’umanità’. Nessuna guerra vale le lacrime di una madre che ha visto suo figlio mutilato o morto; nessuna guerra vale la perdita della vita, fosse anche di una sola persona umana, essere sacro, creato a immagine e somiglianza del Creatore; nessuna guerra vale l’avvelenamento della nostra Casa Comune; e nessuna guerra vale la disperazione di quanti sono costretti a lasciare la loro patria e vengono privati, da un momento all’altro, della loro casa e di tutti i legami familiari, amicali, sociali e culturali che sono stati costruiti, a volte attraverso generazioni”.Tutte le guerre, per il solo fatto di contraddire la dignità umana, sono “conflitti che non risolveranno i problemi, ma li aumenteranno”» (n. 38).

In tempo di guerra, si moltiplicano enormemente le diverse forme di violenze specialmente nei confronti delle donne, dei bambini, degli anziani. Queste forme di violenza sono una grave violazione dei diritti umani fondamentali e costituiscono una problema di salute pubblica. La violenza contro le donne, poi, può sfociare in femminicidio, inteso come omicidio nel quale la persona di genere femminile diventa il motivo del delitto.

La pace, prerequisito fondamentale della salute

La violenza della guerra, quindi, ferisce e uccide non solo le persone ma anche la loro salute perché espone le popolazioni a numerosi fattori di rischio che danneggiano il prezioso bene della vita e della salute.

La Carta di Ottawa per la promozione della salute (21 novembre 1986) indica come primo prerequisito fondamentale per la salute la pace. Successivamente seguono «l’abitazione, l’istruzione, il cibo, un reddito, un ecosistema stabile, le risorse sostenibili, la giustizia sociale e l’equità». Tutti questi prerequisiti fondamentali vengono distrutti dalla violenza della guerra.

Per umanizzare e migliorare questo nostro mondo c’è bisogno di una ecologia dello spirito, nel senso di una purificazione delle intenzioni del cuore che deve orientarsi non verso la violenza, la guerra, ma verso la pace che, come ci ricorda il concilio Vaticano II nella Costituzione pastorale Gaudium et spes al n. 78, «non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi al solo rendere stabile l’equilibrio delle forze contrastanti, né è effetto di una dispotica dominazione, ma essa viene con tutta esattezza definita “opera della giustizia” (Is 32,17)». La pace è opera della giustizia perché si fonda sulla giustizia. «Giustizia e pace si baceranno» (Salmo 85, 11). Giustizia e pace si coniugano insieme e sono sempre in relazione. Infatti Giovanni Paolo II afferma: «La giustizia cammina con la pace e sta con essa in relazione costante e dinamica. Giustizia e pace mirano al bene di ciascuno e di tutti, per questo esigono ordine e verità. Quando una è minacciata, entrambe vacillano; quando si offende la giustizia, si mette a repentaglio anche la pace. Esiste una stretta relazione tra la giustizia di ciascuno e la pace di tutti». La vera pace è frutto della giustizia. Infatti, «praticare la giustizia darà pace, onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre» (Is 32,17).

«L’umanità non potrà portare a compimento l’opera che l’attende, di costruire cioè un mondo veramente più umano per tutti gli uomini e su tutta la terra, se gli uomini non si volgeranno tutti con animo rinnovato alla vera pace» (Gaudium et spes, n. 77). «Pace, come afferma il teologo Jürgen Moltmann, è assenza di violenza, di sofferenza e d’ingiustizia, è presenza di giustizia, di libertà e di una vita vissuta in comunione con Dio, con gli uomini e con la natura, in una parola, è shalom. Mettersi a servizio della pace qui significa opporsi alla violenza ed alla guerra, ma ancor di più, favorire la vita e promuovere la giustizia». La vera pace è frutto della giustizia e dell’amore.

Per camminare sulla via della pace occorre riconoscere il valore fondamentale e inestimabile della vita umana e, al tempo stesso, promuovere la giustizia, la solidarietà, la fraternità, la comunione, la fiducia reciproca.

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Salento in Gaza (di Lara Carrozzo)

Salento respiro sospeso

di danza di pizzica

che risuona a strisce sfumate nel mondo

…la striscia di Gaza che piange,

che versa la salsa di sangue pestata e appestata dal male.

Sanguina e pesta…pesta e sanguina…con devozione popolare

di chi finisce il respiro

di chi muore

perché sospesi si muore nello sciacallaggio

 dei colpi di arma da fuoco! Tra Israele e Palestina…

dove donne partorienti in lenzuola rosse di fuoco

abortiscono nell’assenza di diritti umani…

e tamburi …tamburi …e vagiti e…vagiti

si rompe, si interrompe

e si continua a confinare nel logos interrotto

che appare nelle nuvole

allattato da una donna maestra di libertà!

Il cielo, il cielo… quant’è bello il cielo

che piange e ride…che ci aspetta

un cielo plumbeo di folate di fumi scuri

di guerra senza appezzamento di sereno.

Le anime si vendono ogni giorno

all’oscuro…e un muro si alza ancora

nell’altrove non rigenerando l’avvenire.

Si grida! Si grida: “Salento in Gaza!”

Si danza e si danza

pizzica la taranta nera della guerra

e fa impazzire e fa morire!

Il non-senso è il vero talento

dell’assenza di ragione,

ma un lume ancora appare

e sei tu Madonna

sotto la croce di Cristo

che sfami l’infamia di tutti i farisei

con l’amore…

l’amore un fiume rosso di dolore

che cerca l’origine,

che non nega…

che non rinnega

che stringe il nodo dell’umanità

nell’utero infinito

di chi sa che il domani

è  PACE.

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La Dignitas Infinita tra Papa Francesco e Don Tonino Bello (di Lara Carrozzo)

La dichiarazione “Dignitas Infinita” del Dicastero per la dottrina della fede è un documento preciso e puntuale, che presenta con chiarezza il fondamento su cui si basa il senso della vita umana e il suo valore altissimo, senza trascurare le violazioni più gravi commesse al riguardo. Questa tematica è stata ampiamente trattata sia da Papa Francesco che da Don Tonino Bello.

Fin dall’inizio della sua missione, sulla spinta del Vangelo, la Chiesa si è sforzata di  affermare la libertà e di promuovere i diritti di tutti gli esseri umani. Negli ultimi tempi, grazie alla voce dei Pontefici, ha inteso formulare più esplicitamente tale impegno attraverso il rinnovato appello per il riconoscimento della dignità fondamentale che spetta alla persona umana. San Paolo VI ebbe a dire che “nessuna antropologia eguaglia quella della Chiesa sulla persona umana, anche singolarmente considerata, circa la sua originalità, la sua dignità, la intangibilità e la ricchezza dei suoi diritti fondamentali, la sua sacralità, la sua educabilità, la sua aspirazione ad uno sviluppo completo, la sua immortalità. La dichiarazione Dignitas infinita, intende ribadire la dignità ontologica di ogni persona umana per il fatto di esistere e di essere voluta, creata e amata da Dio. D’altronde la Rivelazione biblica insegna che ogni essere umano è creato ad immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1,26-27) e ha un ruolo singolare nella creazione. Essere creati a immagine di Dio significa possedere la dignità della persona che, come ci ricorda San Tommaso d’Aquino, è «quanto di più nobile c’è in tutto l’universo» (Summa Theologiae, I, q. 29, a. 3); significa possedere in noi un valore sacro e inviolabile che trascende ogni differenza sessuale, sociale, politica, culturale, religiosa. Gesù ha abbattuto le barriere culturali e cultuali, ridando dignità a ogni persona e ha attraversato questo nostro mondo «beneficando e risanando tutti» (Atti 10,38).

Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli tutti, ha voluto sottolineare con particolare insistenza che questa dignità esiste “al di là di ogni circostanza”, invitando tutti a difenderla in ogni contesto culturale, in ogni momento dell’esistenza di una persona, indipendentemente da qualsiasi deficienza fisica, psicologica, sociale o anche morale. A questo riguardo, la Dichiarazione si sforza di mostrare che ci troviamo di fronte a una verità universale, che tutti siamo chiamati a riconoscere, come condizione fondamentale affinché le nostre società siano veramente giuste, pacifiche, sane e alla fine autenticamente umane.

La concezione di dignità per Don Tonino Bello è molto profonda, perché la considera un diritto inalienabile e fondamentale, che deve essere riconosciuto e tutelato per ogni persona, senza distinzioni. E’ coinvolgimento attivo perché non basta riconoscere la dignità, ma è necessario impegnarsi attivamente per difenderla, soprattutto nei confronti dei più vulnerabili; è contrasto alle ingiustizie in quanto la dignità umana si afferma anche nel rifiuto di ogni forma di ingiustizia, violenza e oppressione, combattendo le cause che la minacciano. E’ soprattutto pace e solidarietà, che sono elementi costitutivi della dignità umana, perché creano le condizioni per una convivenza rispettosa e armoniosa per entrare in un percorso di santità. Alcuni titoli fondamentali della Dignitas Infinita sono tanto cari a Don Tonino Bello: Il dramma della povertà, La guerra, Il travaglio dei migranti, La tratta delle persone, Abusi sessuali , Le violenze contro le donne, Aborto, Maternità surrogata, l’eutanasia ed il suicidio assistito, lo scarto dei diversamente abili.

Per comprendere alcune delle numerose e gravi violazioni della dignità umana nel mondo contemporaneo, possiamo ricordare quanto ha insegnato al riguardo il Concilio Vaticano II. Si dovrà riconoscere che si oppone alla dignità umana “tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario”. Attenta altresì alla nostra dignità “tutto ciò che viola l’integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche”. Ed infine “tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni di vita subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili”. Bisognerà pure qui menzionare il tema della pena di morte: anche quest’ultima, infatti, viola la dignità inalienabile di ogni persona umana al di là di ogni circostanza. Si deve, al contrario, riconoscere che “il fermo rifiuto della pena di morte mostra fino a che punto è possibile riconoscere l’inalienabile dignità di ogni essere umano. Appare opportuno anche ribadire la dignità delle persone che si trovano in carcere, spesso costrette a vivere in condizioni indegne, e che la pratica della tortura contrasta oltre ogni limite la dignità propria di ogni essere umano, anche nel caso in cui qualcuno si fosse reso colpevole di gravi crimini”.

Nell’incipit del Demian di Herman Hesse c’è scritto: “Certo che cosa sia un uomo realmente vivo si sa oggi meno che mai e perciò si ammazzano gli uomini in grandi quantità, mentre ognuno di essi è un tentativo prezioso e unico della natura. Se non fossimo qualcosa di più di uomini unici, se si potesse veramente togliere di mezzo ognuno di noi con una pallottola, non ci sarebbe ragione di raccontare storie. Ogni uomo però non è soltanto se stesso, ma anche il punto unico, particolarissimo, dove i fenomeni del mondo si incrociano una volta sola, senza ripetizione. Perciò, la storia di ogni uomo è importante, eterna, divina; perciò ogni uomo fintanto che vive e in qualche modo adempie il volere della natura, è meraviglioso e degno di ogni attenzione. In ognuno lo spirito ha preso forma, in ognuno soffre il creato, in ognuno si crocifigge un Redentore. Oggi pochi sanno che cosa sia l’uomo. Molti lo sentono e perciò muoiono con maggiore facilità, come io morirò più facilmente quando avrò finito di scrivere questa storia”.

Prendiamo spunto da queste parole per recuperare il senso della dignità e dell’umanità perduta, nell’attesa che, sulla spinta del Vangelo, possiamo comprendere a fondo che qualsiasi azione faremo nella vita dovrà essere in funzione di quell’eternità che spesso viene smarrita in questi tempi difficili e afflitti da guerre insensate e ingiuste per il cuore di Dio.

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La verità

Se dipanassi storie

sarei una “Regina”.

Al posto di sillabare vergogna

instillerei piacere …

E se non avessi sogni,

tutto quel terreno

dissodato e disperso

sarebbe ora un regno di potere.

Se le stelle non avessero bruciato

la loro cocaina in me

adesso emanerei

fiori rilucenti di nobili intensità

non da celare.

E se fossi rimasta solo

nel corpo di me stessa

il canto dell’anima

non si sarebbe risvegliato

per suggerire tutta la bellezza

che contiene il mondo

nel “proprio mondo”.

Lara Carrozzo

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Non oscuratemi

Non oscuratemi, vi prego!

Non intaccate l’estasi

appesa ad un filo …

nonostante l’iterarsi

e l’iterarsi del mio canto.

Non oscuratemi il tempo

non oscuratemi il cielo

non oscuratemi il sole.

Non oscuratemi la rivoluzione!

Parole più intense di queste

non ne ho mai scritte

ma illuminano il boato inerme del silenzio

senza società e comunione.

Non oscuratemi la bontà

non oscuratemi la gioia.

Soprattutto, non oscuratemi la giustizia!

Ho fame! Tanta fame!

Una fame africana e implacabile

per questo

non oscuratemi la terra

mirabilmente feconda.

Non oscurate la mia identità …

Un grido volontario e precario

sta per esplodere

il pianto fecondo del mondo!

E voi …non oscuratelo.

Lara Carrozzo